Prendendo spunto dagli studi effettuati da D. Mc Gregor e pubblicati nel volume antologico "Performance Appraisal - research and practice" - New York 1962, vorrei porre l'attenzione dei colleghi sulla utilità effettiva degli attuali sistemi valutativi attualmente in uso; sistemi questi che tendenzialmente hanno l'obiettivo di rispondere a tre bisogni elementari:fornire un giudizio oggettivo che possa giustificare aumenti retributivi, promozioni, retrocessioni, ecc dire al collaboratore come stà andando e suggeririgli eventuali cambiamenti di comportamento / atteggiamento /capacità; sviluppare e fare crescere il collaboratore. Chi lavora nell'ambito delle HR sa quanta resistenza incontrano questi programmi da parte dei managers che dovrebbero gestirli, anche quelli che ne ammettono la validità, di frequente evitano volontariamente o involontariamente il colloquio di valutazione; accade quindi che molte aziende non comunicano al dipendente il risultato della sua valutazione.... Le resistenze dei "capi" sono dovute di solito a:
1) un certo senso di disagio nel criticare un collaboratore e magari dover discuter con lui 2) incapacità a gestire il colloquio 3) scarsa fiducia nel sistema di valutazione. Per far fronte a questo come spesso si ricorre a promemorie, si stabiliscono momenti di verifica, si inviano comunicazioni di sollecito e cosi via, ma come certamente saprete, anche questi colloqui non sempre funzionano. Quindi cosa pensare di metodi di valutazione che pur generato nell'ottica di far conseguire gli obiettivi alla organizzazione, produce spesso e volentieri questo tipo di risultato nelle aziende che lo applicano ? I managers non si sentono a loro agio quando devono "recitare la parte di Dio", Se l'analisi, seppur superficiale è corretta, il nostro compito è chiaro: dobbiamo trovare un sistema alternativo che non sia un semplice compromesso che mascheri il problema ! Sarei curioso di capire come voi affrontate il problema nelle vs realtà.
